YANISIA: UN’ALTRA GIOIA PER IL PROGETTO SAFE

La maggior parte delle persone di Jesi conoscono i Spiazzi, ma forse non tutti sanno che da circa un mese a questa parte la storica e rinomata Osteria ha cambiato nome e gestione: due amici, Marco e Matteo, dopo varie esperienze in giro per il mondo, si sono lanciati nell’avventura dell’Osteria Forno Ercole che unisce la cucina tradizionale con sperimentazioni mediterranee. Uno di quei posticini tutti da scoprire e da assaporare. In questi giorni siamo andati a dare un’occhiata, spinti dal fatto che volevamo salutare la nostra amica Yanisia, una solare ragazza cubana che grazie al progetto SAFE è entrata a far parte di questa nuova entusiasmante avventura, dove il fare impresa fa rima con la solidarietà!

Ma andiamo con ordine: può capitare a tutti nella vita di attraversare un momento di smarrimento. A volte è sufficiente la perdita del lavoro o alcune dinamiche familiari difficili e il nostro equilibrio crolla, togliendoci punti di riferimento e certezze. Così è successo a Yanisia, 48 anni, che da Cuba ha deciso di costruire la propria vita in Italia, ma ad un certo punto aveva la necessità di qualcuno che le desse fiducia e le offrisse l’opportunità di un lavoro per ritrovare se stessa. Ed ecco l’incontro con SAFE – rete per l’inclusione e la salute – un progetto che coinvolge 24 partner tra varie realtà Caritas in Italia, tra cui Jesi e Senigallia. Un percorso di 18 mesi per attuare strategie e realizzare progetti che sensibilizzino sul tema della povertà sanitaria e dell’inclusione lavorativa. Proprio il lavoro di rete tra le due Caritas marchigiane ha portato a conoscere la nostra cara Yanisia che oggi, con grande lena ed entusiasmo sta portando avanti un tirocinio di alcuni mesi finanziato dal progetto. “A me piace tanto lavorare” dice col suo bel sorriso latino, “e devo ringraziare Margherita che mi ha dato fiducia. Non credevo che alla Caritas avrei potuto conoscere anche un’amica”. Ma un bel grazie va detto anche a Marco e Matteo che sognano di portare avanti il loro sogno, ma con uno sguardo rivolto anche a chi – con grande dignità – ha solo bisogno di una piccola spinta… per tornare a volare.

CONTINUA L’IMPEGNO DI CARITAS SUL FRONTE UCRAINA

“Convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani” ha detto domenica scorsa all’Angelus papa Francesco esortando a non abituarsi alla guerra e a comprendere che è giunto il momento di abolirla, “di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia”. Caritas Italiana continua a sostenere la popolazione ucraina mettendo altri 500mila euro a disposizione di Caritas Ucraina e Caritas Spes. Quest’ultime dall’inizio del conflitto hanno dato aiuto a 360 mila profughi, distribuendo quasi 1.000 tonnellate di generi di prima necessità e offrendo accoglienza, pasti caldi, kit di igiene, ascolto e assistenza psicologica. In costante collegamento con la rete internazionale, Caritas Italiana resta accanto a tutta popolazione coinvolta, sostenendo anche le Caritas dei Paesi confinanti per l’accoglienza delle persone in fuga dalla guerra, garantendo le azioni necessarie per rispondere ai bisogni più urgenti e contribuendo all’accoglienza di quanti arrivano in Italia. Ogni giorno lavoriamo per adattare le azioni ai bisogni, con grande flessibilità per rispondere al meglio alle reali esigenze delle persone. Continuando a pregare, ad esprimere vicinanza e solidarietà e a lavorare costantemente per la pace nel quotidiano. Come auspicato anche dai Vescovi italiani, che in occasione dell’ultimo Consiglio Permanente hanno esortato le comunità a vivere in tutte le Diocesi un momento di preghiera per la pace durante le celebrazioni della Domenica delle Palme. Intanto le realtà diocesane in Italia si sono mobilitate per l’accoglienza diffusa nelle comunità locali. Sono già 5.500 le persone accolte in 180 Diocesi, di cui oltre 2.500 minori, in sinergia tra le realtà civili ed ecclesiali.

INTERVISTA A GABRIELE

operatore dellemergenza ucraina

Come stai vivendo l’accoglienza dei profughi ucraini?

Sono molto diviso tra emotività e operatività: essere molto operativo mi permette di stare concentrato sul “fare” e di agire in modo efficace, cercando soluzioni ai problemi, accogliendo chi arriva, favorendo una vera presa in carico comunitaria; dall’altra parte sento un forte coinvolgimento, perché siamo tutti coinvolti in questa storia. Mi rendo conto di quanto queste persone stiano soffrendo e mi mette tristezza soprattutto vedere i bambini: infatti le mie attenzioni le rivolgo soprattutto a loro. Però so che non è l’unica guerra al mondo e aiuterei chiunque fosse nella stessa situazione, ucraino, russo o africano.

Cosa traspare dagli occhi di queste persone?

I bambini sono spaesati, ma per fortuna si distraggono facilmente con il gioco. Grazie alle nostre Parrocchie e associazioni sportive so che troveranno un modo per sorridere. Gli adolescenti invece hanno uno sguardo diverso: sono più consapevoli, hanno interrotto la scuola, hanno lasciato il papà. Mi sembra che abbiano la speranza di tornare a casa. Gli adulti invece hanno gli occhi di chi si è arreso all’idea della guerra, inermi. Come sappiamo sono quasi tutte donne, che hanno visto sgretolarsi tutti i loro sogni. Le vedo spaesate: sono qui, ma il loro cuore è al fronte con i loro mariti e i loro padri. E’ difficile capire quello che c’è nei loro occhi, ma sicuramente c’è tanta desolazione. Noi cerchiamo solo di essere delicati, di fare poche domande. Capire senza chiedere. Essere vicini senza invadere. Perché possiamo solo immaginare il dolore che si prova. L’occhio resta fisso nel vuoto, altrove. Aspettano, ma hanno tanta paura.

Emergenza Ucraina: al via il coordinamento

È stata costituita una Rete Istituzionale per il sostegno – diretto e indiretto – ai cittadini ucraini che sono già arrivati o verranno a Jesi. Essa è composta da Comune di Jesi, Asp Ambito 9, Asur, Caritas, Crice Rossa, Adra, Uisp, Coordinamento di Associazioni di Volontariato e Comunità Ucraina della Marche.

A tal fine i cittadini potranno dare la propria disponibilità per  quanto segue:

𝗕𝗘𝗡𝗜 𝗗𝗜 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗡𝗘𝗖𝗘𝗦𝗦𝗜𝗧𝗔’ – Chi volesse donare prodotti alimentari e generi di prima necessità o vestiario in buone condizioni, può recarsi alla Caritas di Viale Papa Giovanni XXIIII (info 328 7125996) o presso l’Adra in Viale della Vittoria 75 (info 347 1154192).

𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗔𝗖𝗖𝗢𝗚𝗟𝗜𝗘𝗡𝗭𝗔 – Chi volesse mettere a disposizione immediata un alloggio per famiglie ucraine per un periodo limitato, può contattare la Caritas (328 7125996). Allo stesso numero si possono rivolgere quanti si vogliono rendere disponibili come volontariato nell’accoglienza o altri servizi.

𝗔𝗟𝗟𝗢𝗚𝗚𝗜 𝗜𝗡 𝗔𝗙𝗙𝗜𝗧𝗧𝗢 – Chi si rende disponibile a mettere a disposizione di famiglie ucraine un alloggio per un periodo di più mesi, a canone concordato, può inviare una mail a accoglienzaucraini@comune.jesi.an.it

𝗔𝗖𝗖𝗢𝗚𝗟𝗜𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗠𝗜𝗡𝗢𝗥𝗜 – Le famiglie che si rendono disponibili ad accogliere minori che giungono a Jesi senza adulti di riferimento, possono contattare l’Asp Ambito 9 al numero 0731 236914 (orario ufficio). Previo colloquio e verifica dei requisiti di idoneità, è previsto per le famiglie affidatarie un sostegno sia economico sia psicologico per la il periodo di accoglienza.

Le procedure sanitarie (tamponi, vaccinazioni, assistenza sanitaria) saranno garantite da Asur, le attività sportive per minori dalla Uisp, mentre il Coordinamento delle Associazioni di Volontariato fornirà la mappatura dei servizi e delle attività organizzate dalle associazioni territoriali.

Si raccomanda di avvalersi dei numeri telefonici o delle mail indicate.

Si ricorda che nessun soggetto della Rete istituzionale andrà mai a casa o telefonerà per domanddare denaro o altro.
Qualora dovessero giungere richieste in tal senso, si invita a contattare prontamente le forze dell’ordine.

Accogliamo chi scappa dalla guerra

A Jesi sono arrivate le prime famiglie ucraine in fuga, almeno un’altra decina sono in arrivo ed è confortante poter constatare la risposta della nostra città: di fronte al dramma che si sta consumando alle porte dell’Europa, il nostro popolo risponde Sì all’accoglienza. Sta accadendo in tutta Italia e così anche da noi. Una risposta che stride contro l’eco delle bombe e speriamo che nel tempo possa fare più rumore e riesca a dar vita a un’ondata di pace. Potrà sembrare impossibile o un’utopia, ma è proprio dai gesti concreti che nascono i cambiamenti importanti. C’è bisogno di “costruire ponti” ci suggerisce spesso il Papa. Allora diciamocelo chiaro e tondo: facciamo la pace, a modo nostro, condividendo, accogliendo e consolando. Da quando abbiamo aperto il numero di Emergenza per l’Ucraina (328/7125996), moltissima gente ha chiamato per dare la propria adesione. In cinque giorni ben 27 famiglie hanno offerto la disponibilità ad accogliere, 20 volontari hanno risposto all’appello e sono arrivate le prime donazioni (peraltro deducibili dalla dichiarazione dei redditi) che saranno utilizzate proprio per sostenere le accoglienze.

All’indomani dello scenario bellico la Caritas, in coordinamento con le istituzioni locali ha iniziato a raccogliere le richieste di accoglienza, che spesso arrivano attraverso signore ucraine già presenti sul nostro territorio. Dopo una prima fase di accoglienza cerchiamo di seguirle per la richiesta di asilo politico, orientando tra Questura, Prefettura e Commissariato ai fini del riconoscimento; in seguito cerchiamo di indirizzare anche dal punto di vista sanitario (a livello generale e per le procedure di prevenzione e tutela dal Covid-19; infine sosteniamo anche le famiglie che decidono di accogliere, fornendo alimenti e indumenti. Il tavolo di coordinamento a cui partecipa Caritas comprende il Comune di Jesi, Asp9, la Croce Rossa, Asp9, Asur-dipartimento prevenzione e la Comunità Ucraina delle Marche.

Emergenza Ucraina

La nostra Caritas diocesana si mette all’opera per dare una risposta all’emergenza umanitaria in Ucraina.

Vi informiamo che è possibile contribuire alla raccolta fondi per sostenere la popolazione colpita dalla guerra, attraverso un bonifico intestato a Fondazione Centro Servizi Caritas Jesina Padre Oscar – ONLUS, BPER Banca, IBAN: IT 18A 05387 21296 0000 4291 2448, indicando come causale “Emergenza Ucraina”.

Chi desiderasse avere informazioni più dettagliate, mettere a disposizione un alloggio o semplicemente rendersi disponibile come volontario, può contattarci al numero 3287125996 che sarà attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00; oppure inviare una mail a info@caritasjesi.it specificando nell’oggetto “Emergenza Ucraina”.

I nostri operatori sono costantemente in contatto con Caritas Italiana al fine di coordinare al meglio l’invio di aiuti e l’accoglienza dei profughi. Vi invitiamo a continuare a seguirci per eventuali aggiornamenti.

Caritas Jesi aderisce alla Giornata del Farmaco

Dall’8 al 14 di febbraio nelle farmacie convenzionate del territorio sarà possibile aderire alla grande raccolta di farmaci da banco in favore di persone in difficoltà economica. Anche i volontari dell’ambulatorio della Caritas di Jesi saranno presenti nella giornata del 12 febbraio presso due delle farmacie aderenti all’iniziativa: Lucarelli a Moie e Falaschi a Castelbellino. Per capire meglio di cosa si tratta ne abbiamo parlato con Martina Zitti, trentatreenne jesina, di professione farmacista e volontaria Caritas. “Non si tratta di una semplice raccolta – ci ha spiegato Martina con tutto il suo entusiasmo – perché fa parte di un percorso che mira non solo ad ampliare il raggio della solidarietà, ma anche a cambiare la nostra abitudine allo spreco: infatti, donare un farmaco a chi non se lo può permettere è solo la prima azione, ma possiamo fare di più. Non dobbiamo limitarci ad aiutare “solo” chi ci sta vicino, ma anche i poveri del terzo mondo, che non hanno accesso ad alcun tipo di medicinale”. A pensarci bene ci sono migliaia di medicine inutilizzate (e non scadute) di cui non abbiamo bisogno, ma che potrebbero servire a qualcuno. Quindi partecipare a questa gara solidale è facile: nel corso di questa settimana ogni cittadino può recarsi in farmacia, acquistare e donare.

Grazie al progetto SAFE continua la lotta contro la povertà sanitaria

Martina ci ha spiegato inoltre che a novembre 2021 la Fondazione Caritas Jesina ha sottoscritto una convenzione con il Banco Farmaceutico che ha permesso di aderire alla giornata di raccolta e distribuire i farmaci alle persone in stato di bisogno che si rivolgono al Centro di ascolto della Caritas. Ma è solo una delle azioni che lei promuove insieme al dottor Emilio Amadio e i suoi collaboratori volontari dell’Ambulatorio solidale (che svolgono diverse professioni sanitarie). Infatti, nella sede di viale Giovanni XXIII, la Fondazione Caritas si sta attivando per realizzare un vero e proprio armadio farmaceutico. La creazione di questo servizio sarà realizzato nell’ambito del progetto SAFE di cui Banco Farmaceutico è partner e che persegue l’obiettivo di favorire l’inclusione sanitaria oltre che lavorativa delle persone più fragili. Uno degli aspetti innovativi di questo progetto è che si sta realizzando non solo a Jesi, ma in più di altre 20 realtà sparse su tutto il territorio nazionale, dal Trentino Alto-Adige alla Sicilia. Questo consente di sentirsi sempre più uniti e in rete, con il cuore vicino ai poveri della nostra città, ma con lo sguardo aperto alla condivisione di processi sempre più innovativi e inclusivi. (per saperne di più visitate il sito: www.progetto-safe.it)

CARO PAPA FRANCESCO

Don Alberto scrive al Papa sulla vicenda Caterpillar

Caro PAPA FRANCESCO,

sono don Alberto Balducci, parroco di una parrocchia della diocesi di Jesi, provincia di Ancona, regione Marche. Accompagno nell’udienza del 19 gennaio un mio caro confratello nel sacerdoziodon Maurizio Fileni, oltre al nostro Vescovo, mons. Gerardo Rocconi, e prendo così spunto per scrivere su un problema che sta a cuore a tutta la nostra zona e alla nostra gente, traendo ispirazione dal messaggio della scorsa udienza del 12 gennaio, in cui, parlando di San Giuseppe, hai trattato dell’importanza e della dignità del lavoro, come anche del dramma del perderlo e del non poterlo trovare.

Sono stati fatti incontri di riflessione in eventi pubblici per portare alla luce la loro rabbia, delusione, paura. Lo stabilimento da chiudere presentava bilanci sempre in attivo, offriva una riconosciuta ottima qualità di prodotto, i suoi operai sono sempre stati lodati per la loro serietà e capacità lavorativa da quella stessa azienda che ora vuole chiudere la fabbrica perché delocalizzare in Messico e in Cina le farebbe risparmiare sulla minore entità di stipendi da sborsare.

Quindi è forte il senso di massima insicurezzanon si può stare tranquilli nemmeno quando l’attività lavorativa sta andando bene sia a livello di produzione che di profitto. E tutto accade senza nessun preavviso. A causa della logica del profitto a senso unico che guida la mentalità delle multinazionali.

Caro Papa Francesco, lo sconcerto e la paura nella nostra zona sono davvero forti. Si sta operando per tenere almeno desta l’attenzione sul problema

Il giorno 21 gennaio una delegazione della fabbrica sarà ricevuta a Roma dal Ministero dello Sviluppo Economico per un tavolo di trattativa.

La sera dello stesso giorno nella Cattedrale di Jesi si farà un incontro di riflessione sull’importanza e la dignità del lavoro in cui prenderanno la parola anche alcuni operai di questa fabbrica. In questa occasione saranno presenti, oltre al nostro Vescovo, anche quello di Senigallia, mons. Franco Manenti, e quello di Ancona, mons. Angelo Spina, perché parte degli operai in questione abitano nelle loro diocesi.

Caro Papa Francesco, ti scrivo per renderti partecipe di questa nostra situazione che sarà ancora più grave se non si riuscirà a sbloccarla entro il 24 febbraio prossimo, data in cui i licenziamenti diventeranno effettivi

Una piccola speranza è suscitata dall’interesse finora mostrato da un imprenditore della Lombardia a rilevare l’intera attività, ma tutt’ora le preoccupazioni e le incognite sono molto più grandi delle nostre speranze. La non soluzione di un problema del genere può infatti avere conseguenze negative inimmaginabili per il lavoro e la stabilità sociale di un’intera vasta comunità già messa a dura prova sia dalla crisi che dalla pandemia

Così ho voluto scrivere a te questa lettera, facendomi portavoce anche di altri confratelli, rivolgendomi al tuo cuore di padre e di pastore, oltre che di amico e di fratello maggiore nella fede, perché tu possa accendere nei nostri cuori una speranza.

Un caro saluto e un forte abbraccio!

Don Alberto Balducci

LA CHIESA VICINA AGLI OPERAI DELLA CATERPILLAR

In cattedrale la riflessione condivisa sulle situazioni a rischio con i vescovi di Jesi, Senigallia, Ancona e le maestranze dell’azienda di via Roncaglia, presente anche il sindaco Massimo Bacci.

JESI, 23 gennaio 2022 – La cattedrale di San Settimio ha ospitato nella serata di ieri la riflessione condivisa sulla vertenza Caterpillar – e le situazioni a rischio del nostro territorio – organizzata dai tre uffici per la Pastorale sociale e del lavoro di JesiSenigallia e Ancona alla presenza dei vescovi Gerardo RocconiFranco Manenti e Angelo Spina.

Continua a leggere