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  • Prestito della speranza

prestito speranzaIl Prestito della Speranza è un’iniziativa elaborata dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con le Associazioni Banche Italia per l’erogazione di finanziamenti a tasso agevolato, concessi dalle banche aderenti e garantiti da un Fondo straordinario specificatamente costituito dalla CEI con il contributo di offerte liberali provenienti da istituzioni e privati.
Il primo marzo 2011 è partita la seconda fase del Prestito della Speranza, che cerca di sopperire ai problemi riscontrati nella prima fase (che aveva avuto inizio il primo settembre 2009), soprattutto:
Bassa conoscenza della proposta e difficoltà ad intercettare il target dei destinatari
Poche informazioni per Vescovi, Diocesi e Parrocchie alle quali le famiglie principalmente si rivolgono nel momento del bisogno
Difficoltà delle Caritas e delle Diocesi ad organizzarsi e ad operare
Criteri di selezione troppo restrittivi (ad esempio, nella prima fase il Prestito era accessibile soltanto a famiglie sposate in Chiesa, che avessero un minimo di tre figli)
Difficoltà e rigidità della procedura telematica di inserimento e gestione
Adesione ufficiale di molte banche ma poca partecipazione concreta
Alta percentuale di rifiuti delle banche (nella prima fase, per un totale di 570 domande, sono stati erogati 170 prestiti)
L’accordo CEI- ABI ammette due forme di finanziamento:
Microcredito sociale fino ad un massimo di seimila euro (6000 €), destinato a coppie regolarmente coniugate (in chiesa o civilmente) con figli, a separati con figli a carico, a vedovi con figli a carico, in condizioni di particolare vulnerabilità economica o sociale. Il prestito potrà essere rinnovato per una sola volta e per non più di altri seimila euro se sussistono i requisiti e previa valutazione della banca. Se viene meno lo stato di necessità, l’erogazione può essere sospesa.
Microcredito di impresa fino ad un massimo di venticinquemila euro (25000 €), a persone fisiche o società di persone o società di cooperative, per l’avvio o l’esercizio di attività di lavoro autonomo o di microimpresa.
L’obiettivo del Prestito è assicurare un’integrazione al reddito in un momento di difficoltà, ed inoltre educare all’uso responsabile del denaro, al dovere della restituzione una volta raggiunto l’obiettivo del reinserimento lavorativo o dello sviluppo di un’attività autonoma (per questo è un Prestito e non un’erogazione di denaro a fondo perduto).
La procedura seguita è la seguente:
Va compilata la domanda presso la sede Caritas o l’Ufficio Diocesano di appartenenza, con l’assistenza degli incaricati del servizio (nel caso della Caritas di Jesi il signor Romolo Uncini), che chiederanno di dimostrare il possesso dei requisiti richiesti presentando i seguenti documenti:
Certificato di matrimonio
Per i separati: documentazione attestante lo stato di separazione con l’affidamento dei figli
Certificato dello stato di famiglia
Compilazione del bilancio familiare in alternativa all’autocertificazione ISEE
E’ inoltre necessario che il dichiarante non abbia sofferenze bancarie a carico.
Una volta compilata la domanda e verificata la presenza dei requisiti soggettivi e la sostenibilità della richiesta, l’incaricato dell’Ufficio diocesano inoltrerà entro 15 giorni lavorativi la pratica ad uno degli istituti di credito che hanno aderito all’iniziativa. La banca entro 15 giorni valuta il merito del credito e se approvato, ed entro altri 15 giorni lavorativi eroga il finanziamento.
La restituzione del prestito alla banca avviene sulla base di un piano di ammortamento, quindi con il pagamento periodico di rate comprendenti una quota capitale ed una quota interessi, della durata massima di 5 anni, secondo le modalità concordate con la banca, a partire da 12 mesi dalla concessione del denaro (ad esempio, se la delibera di concessione del prestito è datata 12 marzo 2011, la restituzione inizierà a partire dal 12 marzo 2012).
La Caritas in questo percorso:
Svolge un importante servizio di assistenza gratuito, accompagnando il richiedente durante l’intero svolgersi del progetto, allo scopo di favorire la ripresa dell’economia domestica e di una maggiore inclusione sociale e finanziaria.
Deve, nel momento di presentazione della richiesta, dare garanzie sulla persona o sulla famiglia richiedente, il che comporta una concreta collaborazione con le parrocchie di appartenenza e con le istituzioni.
Essendo il principale intermediario tra i singoli o le famiglie in difficoltà e le banche, deve esporre nei dettagli ai richiedenti le informazioni riguardanti il progetto, ribadendo con chiarezza che si tratta di un prestito bancario, certamente favorevole, ma che comunque va restituito con modalità e tempi ben determinati.
Esempi di piano di ammortamento:
Un finanziamento di 6mila euro (microcredito sociale), ad un tasso annuo massimo del 4%, prevede un rimborso in 5 anni (60 rate mensili), con rate mensili di 110,31 € ciascuna.
Un finanziamento di 25mila euro (microcredito d’impresa), ad un tasso annuo massimo dell’8%, prevede un rimborso in 5 anni (60 rate mensili), con rate mensili di € 503,58 ciascuna.
Le informazioni riguardanti il Prestito sono disponibili su internet ai siti:
www.prestitodellasperanza.itwww.abi.itwww.caritasitaliana.it

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